lunedì, novembre 17, 2003

Quando i miei occhi si abituano alla notte e il mio buio nega la luce convincendosi della sua non esistenza, mi accade spesso di pensare alla felicità.

Come uno sporco mezzo di derisione, o un utopia, o comunque qualcosa da non prendere sul serio.

Apro la bocca come un pesce e la desidero.

Mi sento saltare un respiro, un battito, un secondo.

Se qualcosa avesse strofinato il buio con varechina e avesse soffiato via...penso spesso.

Cancellato. Questo non potrà succedere mai.

E' possibile incassare strato su strato sul cuore e vivere.

Perchè il cuore, macchina infernale, quando viene colpito s'increspa, annulla la realtà, il tempo e il normale susseguirsi degli eventi, non si rende più conto.

Quando viene colpito dal male, ma anche dal bene.

Poi, nei lunghi intervalli tra un colpo e l'altro, rifletti.

Mi passo le mani tra i capelli e strizzo gli occhi.

Grido "i'm sorry" e "vaffanculo".

Crollo nel bar della stazione mentre sorseggio un carissimo tè al limone.

Non voglio parlare. Non mi è mai riuscito.

Irrompo nella casa del mio migliore amico e di mia sorella, giusto per essere sicura che quando sbatterò la porta, attaccheranno a parlare di me.

Forse mi guardano, affacciati alla finestra, mentre cammino per le strada dopo aver lasciato il portone aperto a tutti i cani, i gatti e i passerotti del quartiere.

Ecco l'odore dolce di chewingum tonda da distributore.

Nel bagno di una pizzeria mi strucco senza troppa attenzione, per sembrare più afflitta e più interessante.

Sapone "DERMA PLUS" al muschio bianco.

Odore di bambola.

Avrei qualcosa da chiedere e un sacco di persone da cui correre.

Ma mi manca il coraggio.

Gelo. Non so se sono i miei occhi a gelare o è la pelle di queste dita.

Non so a cosa appartiene il morbido che avverto.

GlassStarlet -17:46
commenti (4)



Ho traslocato. Anche se non si direbbe. Non ritornate su quei giorni. Io basto e avanzo. Non è necessario. Passo e chiudo.


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