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26.11.03 Ho visto la luce del giorno ribaltarsi nel giro di dieci minuti. Cercavo il sole saltellando da una finestra all'altra. I cielo non si può ben vedere, è troppo nascosto dalle impalcature e non mi va che i muratori mi debbano veder saltare. Non ricordo altro giorno in cui la sua luce abbia inglobato tanto questo posto. Ebbene, è di un mostruoso giallo. Giallo lampadina. Impuro vecchio e soffocante come olio fritto. Chissà cos'è successo, a quel sole così bianco. E' ora rotolato via, in qualche altro punto perso. Ora c'è solo luce color dell'acqua che si deposita sulle pentole sporche di carne. Bruciata. Mi piacerebbe sentire un bussare innamorato sui vetri della mia camera, e qualcuno che bisbiglia sulle impalcature. Nella notte quando non ho sonno e tutti dormono.
Stamattina ho visto A., con gli occhi stravolti, a qualche giorno dalla morte della mamma. E' una ragazza che non odierò mai abbastanza. L'ho abbracciata senza troppo cuore. Mentre tra le braccia mi dondolava io ero ferma. Non so dire perchè dopo ho pianto Quando i miei occhi si abituano alla notte e il mio buio nega la luce convincendosi della sua non esistenza, mi accade spesso di pensare alla felicità. Come uno sporco mezzo di derisione, o un utopia, o comunque qualcosa da non prendere sul serio. Apro la bocca come un pesce e la desidero. Mi sento saltare un respiro, un battito, un secondo. Se qualcosa avesse strofinato il buio con varechina e avesse soffiato via...penso spesso. Cancellato. Questo non potrà succedere mai. E' possibile incassare strato su strato sul cuore e vivere. Perchè il cuore, macchina infernale, quando viene colpito s'increspa, annulla la realtà, il tempo e il normale susseguirsi degli eventi, non si rende più conto. Quando viene colpito dal male, ma anche dal bene. Poi, nei lunghi intervalli tra un colpo e l'altro, rifletti. Mi passo le mani tra i capelli e strizzo gli occhi. Grido "i'm sorry" e "vaffanculo". Crollo nel bar della stazione mentre sorseggio un carissimo tè al limone. Non voglio parlare. Non mi è mai riuscito. Irrompo nella casa del mio migliore amico e di mia sorella, giusto per essere sicura che quando sbatterò la porta, attaccheranno a parlare di me. Forse mi guardano, affacciati alla finestra, mentre cammino per le strada dopo aver lasciato il portone aperto a tutti i cani, i gatti e i passerotti del quartiere. Ecco l'odore dolce di chewingum tonda da distributore. Nel bagno di una pizzeria mi strucco senza troppa attenzione, per sembrare più afflitta e più interessante. Sapone "DERMA PLUS" al muschio bianco. Odore di bambola. Avrei qualcosa da chiedere e un sacco di persone da cui correre. Ma mi manca il coraggio. Gelo. Non so se sono i miei occhi a gelare o è la pelle di queste dita. Non so a cosa appartiene il morbido che avverto. Un'ora di macchina equivale a un'ora di paradiso. La musica dell'autoradio si propone e non s'impone, non invade. Serve solo da edulcorante per l'atmosfera, non è necessario neanche prestarle attenzione. L, al volante ha una scusa valida per non parlare. Io mangio golia alla liquirizia, gli occhi socchiusi e apparentemente umidi direi, ho un finto sonno finto sofferente. La notte è caduta presto, i disegni delle tonde luci insieme appassionatamente stanno tagliandoci gli occhi, sospese non c'è terra, non c'è cielo e non c'è mare. Sbeffeggiano, forse. Chissà dove, chissa per dove, stiamo camminando. Turbati, tacciamo, perchè pungenti non lo siamo stati mai. L'essere pungenti è una nuova moda. Con le parole, perchè è più leale, ma anche più sporco e più deridente. Dopo un'offesa scappi e non stupirti se li ritrovi dietro a rincorrerti scompisciandosi per dirti "ho vinto" L'umiliazione è il nuovo metro dei fighi e dei filo. Soprattutto se mentre lo fai mantieni il sorriso idiota e soprattutto calma.
Quando la luna tirerà le tende andremo tutti lì. Furiosi e affranti. Sarà ancora calda. ...... ....... Speriamo che lo faccia presto. eh vabò, alla fine si diventa stronzi |
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