martedì, maggio 25, 2004
 

Ortega, il poeta-professore, sostiene che l'artista è un piccolo dio con un dolore, la propria superbia, che lo fa a pezzi. Raccogliere ogni singolo pezzo è il suo lavoro.

Un lavoro sordido, inutile ed estenuante.

Sordido perchè vivi in un manicomio. Estenuante perchè i pezzi sono troppi. Inutile perchè non li troverai mai tutti.

Ortega ha ragione, il pezzo di maggior valore non ne vuole sapere di me.

E. Medina Reyes

C L O S E  U P  T H E  H O L E  I N  M Y  V A I N

Never thought you'd go break the chain.

Me and you baby still flush all the pain away.

So, before I end my day, remember, my sweet PRINCE...

                                                            you are the one

[certe cose non le posso dimenticare.

Ho preso la forma della tua mano, ma sono stata solo di passaggio. Rotolando veloce e rotolando .affilata.

Come sempre]
GlassStarlet -16:23
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martedì, aprile 27, 2004
 

Ma sai, darling, la giornata può  essere bella anche senza di te. Ma io vorrei sapere. Dove sono finite le tue rughe? E io, io, dove sono finita? Dentro di te, ma più precisamente, dove?

No, porca puttana, non ce l'ho la sigaretta, me n'è rimasta una sola. E non mi fare stare qui un secondo di più. Non ho tempo da perdere. Non ce l'ho proprio. Ok?

Stringo la vita di mara, ho la sua testa sulla spalla, le mie mani sono caldissime, le sue bollenti, la sua voce mi dice che sono una sottona. Rido. Cazzo, non riesco a smettere di ridere in questi giorni.

Non piango più. Da un sacco di tempo. Da un sacco di merda e tempo. 

Ma se io ti dico che ci sto male, e che non mi vergogno a dirlo, e ti dico infine di credermi, tu credimi.

 Forse tra un anno, tra un mese, tra un'ora, parlerai di me al tuo amico Tony. E lui riderà, con quei cazzo di occhi smaltati e innamorati dei miei silenzi.

Con chi vivi, ora? chi è che ami come  te stesso, più di te stesso?

Vorrei che mi sentissi cantare, una volta. Lo faccio ora, per quelli che il coraggio di abbracciarmi ce l'hanno ancora.

Ma devo sorridere. Mentre canto. Mentre lo faccio per te. Mentre mi odio per quanto STO SOTTO. Mentre so che, da qualche parte in questa città, ti sto facendo piangere.

E tu non lo sai. Non lo sai. Che sono io che ti  fracasso gli occhi. Con tutta la forza che ho. Con tutta la forza che non ho. Ti voglio. Ti voglio.

Oh, mother dear, the world is gone cold. No one cares about love anymore. What will you say, when you've seen my face?But my heart can't take this anymore.

 

GlassStarlet -17:05
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mercoledì, marzo 03, 2004

Corde di pioggia riflettono si fondono espandono la luce. Su vetri come occhi, come buttati via da qualche parte a piangere senza più palpebre e senza più ciglia e senza più guance per scivolare. Passano passano all'infinito e dove andranno dove andranno.

Il sole va via pian piano e per sempre, goodbye sillabato al nero dei nostri corpi arsi, troppe lacrime da mantere nei suoi raggi. Treni binari sassofonisti note perse nei sottopassaggi. Nessuno ha l'ombrello,non sapevamo dovesse piovere.

Cielo bastardo metallo freddo a un centimetro dai miei capelli, i miei occhi fumano forse perderò le mie pupille. Lo sapevi che sarei fuggita un milione di volte. E che ti avrei parlato dopo chilometri di freddo e l'umidità concentrata nelle mie ossa per farti vedere che so essere bella e affranta al punto di farti piangere. Quando ci ritroveremo pioverà più forte e io mi chiamerò col tuo nome.

Via. Anche se con sorrisi languidi ti cantavo NON LASCIARE LE MIE MANI. E poi pensavo che non sarebbe stato per sempre. e poi mettevo le mani sulla bocca per trattenere baci troppo grossi.

Il tempo è un bomba e noi l'abbiamo preceduto.

Ma ricorda la città alle tre umida di pioggia evanescente su un pezzo di strada caleidoscopica. E il vento, quel vento in cui ho liberato i miei ti amo. E le mie labbra incrinate a palpebre appena dischiuse per scrutarti. E i tuoi sorrisi pieni di scazzo ad occhi bassi.

La mia voce. Amore. Farfalla. Stella. E il tuo nome nascosto che sto invocando nel buio

DAVIDE. Davide. Davide. Davide. Davide. Davide. Davide. Davide. Davide. Davide. Davide. Davide. Davide. Davide. Davide. Davide. Davide. all'infinito.

Ti giungeranno.

Te come mai nessuno ho amato. Little baby. Portami VIA. VIA.y.

GlassStarlet -14:35
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sabato, gennaio 24, 2004

La neve sui capelli, le mani sono nude e intorpidite dal freddo, la gauloise fuma sotto la sciarpa tirata sugli occhi, le lenti a contatto perse nel vento, invisibili nel vento.

Le mie bestemmie inedite le ho pensate ad alta voce, vomitate nella mia rabbia innata, volevo due braccia, volevo due braccia sulla mia schiena, volevo un petto dove schiaffare il mio testone.

Dov'è finito dov'è finito. Amore mio carissimo.Non posso più parlare, non posso più guardare, non posso ascoltare, camminare; come se stessi solo parlando, guardando, sentendo, camminando.

Guarda il pianto nei miei occhi di notte, come polvere di diamante. è solo acqua bollente su pelle immobile al vento.

Che brilla. Che trema. Leccami sugli occhi. Lascia che le mia palpebre bacino le tue.

Io ho catturato tutta la tua poesia. Ho riposto in me tutta la tua poesia.

Ti amo. Come lo sa solo il silenzio, perchè tutto l'amore è nato dal silenzio più stellato.

Da un paio di occhi che non potevano fare a meno di guardare, ma mai senza vergogna.

Umidi, umidi di qualcosa che neanche io so.

Amore mio carissimo. Dov'è finito? Dov'è finito?

Come camminare senza sapere di lui? Senza il suo amore? Senza i suoi bellissimi occhi neri?

Dameli, dammeli. Li voglio baciare con tutta me stessa. Lascia che resti dentro di te, come una mano sul cuore.

Non è finito niente. Niente. Lascia che canti per te. Lascia che balli per te.

Ai messaggi che non ho letto per colpa di quella cacca di libero, a quelli che ho letto, a tutti i blogger, ai lettori; alle pagine che ho letto quando ero troppo ubriaca o troppo sedata, alle canzoni che ho ballato sola nella stanza piangendo e strillando rossa in volto. Alle sigarette, alle vivident, ai kleenex, alle penne profumate, al glitter sotto i miei occhi, al mio lettore, all’ hallelujah di Jeff e alla sua dolcezza, alla mia breve adolescenza e a tutto l'amore, al cappuccino di spizzico, a quello di catullo, al barista della feltrinelli, a giorgio, a mara, a mary, a lorenzo, a toby, ad anna e alla sua lontananza. A Yaya, a Lisa, a Satine, a Valentine, a Lusty, a Roberto Farneti , a Trisdisette, a tutti gli altri bogger che mi hanno percosso e soffiato dentro. alle battute porno di G., ai negozi rifugio per il troppo freddo, al troppo freddo, al troppo vento, alla pioggia, a le pon pon, al simboletto sotto ogni post che chissà da quanti sarà stato frainteso. Alle toccatine di lingua, a tutti gli uomini che mi hanno dato qualcosa, ai letti in cui ho dormito, alle strade che ho percorso, alle stelle che ho visto cadere, ai cieli che ho visto correre, ai romanzi che ho vissuto, alle immagini che ho infilato nelle mie pupille, a tutte le lettere d'amore che ho scritto, al sorriso imperfetto e splendido che ho lasciato esangue alla Sua persona. Ai suoi occhi, alle sue labbra, alle sue mani, al suo nome, come miliardi di schegge che filtrano le note più rauche quando canto per lui

Vivibì. A presto***

GlassStarlet -15:55
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lunedì, dicembre 08, 2003

Ed ecco che parlano.

E non li sento.

C'è musica country, ci piace, anche ora che è così impropriamente alta.

Annuisco. Quello che dicono non ha più importanza nè l'ha mai avuta.

So come leggergli la mente, si si.

E coglierne -molto alla vaga- lo spirito e il senso che è senso non nel senso letterale.

Ho pensato, a volte, mi piacerebbe se le mie labbra bruciassero

magari con più forza degli occhi che -lo so e me ne dispiaccio- non sanno fare altro.

mi sono chiesta-Dove va il vapore di tutti i pianti, caldi , flaccidi; bolliti e ribolliti ,

-magari o sicuramente- dilagati?

Ma ora come ora non importa.

Sottofondo di risate.

Preregistrate.

Giorgio, dopo più di mezza bottiglia di whisky, vomita a fiotti qualcosa di fluido fluido che sembra puro succo gastrico, io dietro gli reggo il testone e ripeto è normale guai a te se mi schizzi, lorenzo fa una sottospecie di tip tap sul posto e canta rime esasperate di un metropolitano proprioproprio exciting.

Fermi sui bordi del sottopassaggio, le luci delle macchine che sempre più esageratamente brillanti c'investono, come tutte le cosebelledellavita che passano e si perdono e si dissolvono mentre tutti nello stesso turbine, qui, fermi, si vive.

O "si esiste", o "si sopravvive", o come preferite.

Ma a me piace così.

GlassStarlet -21:29
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venerdì, dicembre 05, 2003

Diverse volte in questi giorni sono venuta qui con lo scopo di aggiornare il mio blog.

diverse volte mi hanno mandato mail per avvisarmi  che i miei post non si capiscono

Ebbene, immaginatevi una che ha le visioni mentre guarda i film, una che se le metti una luce davanti agli occhi ha il timore che le scavi la faccia o che le bruci le cornee, una che non sta mai in cucina quando c'è gente che tagliuzza e soprattutto quando c'è il Frullatore ad immersione che frulla, una che quando le rivolgi la parola s'inquieta perchè non sa mai che rispondere e quando finisci di parlarle ti fissa per sessanta secondi perchè sta cercando le parole adatte e la voce adatta e il tono adatto alla situazione, alla domanda, a te, interlocutore.

Tutti quei post-precisamente tre-che ho scritto e che ero sul punto di postare alla fine gli ho cancellati. Non ne capivo neanche io il senso. Si trattava di cose mie mie. Delle mie visioni, di tutte quelle piccole foto e di quelle bobine negli scaffali di polvere che mi fanno venire un'allergia terribile.

Saranno stati  i troppi film, i cartoni animati, le immagini e i filmati di violenza che mi sono fumata ogni tanto a farmi diventare così svampita, a darmi questa cazzo di facciacheèsempreuguale di chi è all'oscuro di tutto e di tutto.

Può darsi che  vero non lo sia, ma ci sono diverse prospettive per le quali lo diventa. E io le trovo sempre.

In questo momento ho paura del cereale di metallo dentellato di Krusty il Clown e di tutto quello che la mia mente mette in relazione con il cereale di metallo dentellato di Krusty il Clown.

Neanche questo post ha senso, non c'è verso, mi spiace, ma se seguissi questo ragionamento dovrei chiudere il blog.

Voi direte chissenefrega, fai pure,  ma io dico che no a me importa, perchè chiuderlo significherebbe non avere più vostri commenti.

Cristo.... che vergogna......

GlassStarlet -22:57
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mercoledì, novembre 26, 2003

26.11.03

Ho visto la luce del giorno ribaltarsi nel giro di dieci minuti.

Cercavo il sole saltellando da una finestra all'altra.

I cielo non si può ben vedere, è troppo nascosto dalle impalcature e non mi va che i muratori mi debbano veder saltare.

Non ricordo altro giorno in cui la sua luce abbia inglobato tanto questo posto.

Ebbene, è di un mostruoso giallo.

Giallo lampadina. Impuro vecchio e soffocante come olio fritto.

Chissà cos'è successo, a quel sole così bianco.

E' ora rotolato via, in qualche altro punto perso.

Ora c'è solo luce color dell'acqua che si deposita sulle pentole sporche di carne. Bruciata.

Mi piacerebbe sentire un bussare innamorato sui vetri della mia camera, e qualcuno che bisbiglia sulle impalcature.

Nella notte quando non ho sonno e tutti dormono.

 

 

Stamattina ho visto A., con gli occhi stravolti, a qualche giorno dalla morte della mamma.

E' una ragazza che non odierò mai abbastanza. L'ho abbracciata senza troppo cuore.

Mentre tra le braccia mi dondolava io ero ferma. Non so dire perchè dopo ho pianto

GlassStarlet -17:07
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lunedì, novembre 17, 2003

Quando i miei occhi si abituano alla notte e il mio buio nega la luce convincendosi della sua non esistenza, mi accade spesso di pensare alla felicità.

Come uno sporco mezzo di derisione, o un utopia, o comunque qualcosa da non prendere sul serio.

Apro la bocca come un pesce e la desidero.

Mi sento saltare un respiro, un battito, un secondo.

Se qualcosa avesse strofinato il buio con varechina e avesse soffiato via...penso spesso.

Cancellato. Questo non potrà succedere mai.

E' possibile incassare strato su strato sul cuore e vivere.

Perchè il cuore, macchina infernale, quando viene colpito s'increspa, annulla la realtà, il tempo e il normale susseguirsi degli eventi, non si rende più conto.

Quando viene colpito dal male, ma anche dal bene.

Poi, nei lunghi intervalli tra un colpo e l'altro, rifletti.

Mi passo le mani tra i capelli e strizzo gli occhi.

Grido "i'm sorry" e "vaffanculo".

Crollo nel bar della stazione mentre sorseggio un carissimo tè al limone.

Non voglio parlare. Non mi è mai riuscito.

Irrompo nella casa del mio migliore amico e di mia sorella, giusto per essere sicura che quando sbatterò la porta, attaccheranno a parlare di me.

Forse mi guardano, affacciati alla finestra, mentre cammino per le strada dopo aver lasciato il portone aperto a tutti i cani, i gatti e i passerotti del quartiere.

Ecco l'odore dolce di chewingum tonda da distributore.

Nel bagno di una pizzeria mi strucco senza troppa attenzione, per sembrare più afflitta e più interessante.

Sapone "DERMA PLUS" al muschio bianco.

Odore di bambola.

Avrei qualcosa da chiedere e un sacco di persone da cui correre.

Ma mi manca il coraggio.

Gelo. Non so se sono i miei occhi a gelare o è la pelle di queste dita.

Non so a cosa appartiene il morbido che avverto.

GlassStarlet -17:46
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domenica, novembre 09, 2003

Un'ora di macchina equivale a un'ora di paradiso.

La musica dell'autoradio si propone e non s'impone, non invade.

Serve solo da edulcorante per l'atmosfera, non è necessario neanche prestarle attenzione.

L, al volante ha una scusa valida per non parlare.

Io mangio golia alla liquirizia, gli occhi socchiusi e apparentemente umidi direi, ho un finto sonno finto sofferente.

La notte è caduta presto, i disegni delle tonde luci insieme appassionatamente stanno tagliandoci gli occhi, sospese

non c'è terra, non c'è cielo e non c'è mare.

Sbeffeggiano, forse.

Chissà dove, chissa per dove, stiamo camminando.

Turbati, tacciamo, perchè pungenti non lo siamo stati mai.

L'essere pungenti è una nuova moda.

Con le parole, perchè è più leale, ma anche più sporco e più deridente.

Dopo un'offesa scappi e non stupirti se li ritrovi dietro a rincorrerti scompisciandosi per dirti "ho vinto"

L'umiliazione è il nuovo metro dei fighi e dei filo.

Soprattutto se mentre lo fai mantieni il sorriso idiota e soprattutto calma.

Quando la luna tirerà le tende andremo tutti lì.

Furiosi e affranti.

Sarà ancora calda.

......

.......

Speriamo che lo faccia presto.

eh vabò, alla fine si diventa stronzi

GlassStarlet -10:03
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venerdì, ottobre 31, 2003

Halloween.

Non un filo di sole.

Chignon, basco e stivali.

Di quelli col tacco alto dieci centimetri. Neri.

Rossetto scuro "arianna" da cinquanta cents.

Sulle mie labbra. Viola dal freddo e senza pelle.

I negozi saranno aperti fino a tardi, spero.

Sinceramente non ne ho idea.

Sembra natale.

Un paio di guanti rossi. Ne ho tagliate le estremità.

Unghie affondate nella carne. Le ho rosicchiate.

Blackcurrant e ginseng, mezzo litro di acqua bollente sulla panchina a piazza Umberto.

Pare che oggi esca Harry Potter. Il quinto. L'ho saputo appena una settimana fa.

Ha una copertina curiosa.

Assocerei Bari al giallo plastico delle luci elettriche.

Oggi è azzurra e le luci non le vedo più. Solo pallini rosa sul filo dell’acqua. Sul lungomare.Docili

Seduta su uno dei 4 sedili in fondo a uno di quei vecchi autobus arancio sbiadito.

Il numero due. Poggio la testa sulla linea di gomma ai bordi del vetro.

Non voglio voltarmi per vedere chi ho di fianco.

Mi beccherò un torcicollo. Pazienza.

Ma se esci agghindata come me oggi di solito ti lasciano in pace.

Sono stanca. Non mi va di restare in piedi.

Sono un vecchio biscotto.

Moscio e tanto dolce e odoroso.

Calpesto i gusci delle uova attorno il castello.

C'è Una cortina spessa.

LSD nel caffè serale che non ricordi di aver aggiunto.

Bisbigli nell'orecchio. Allucinazioni. Non capisco nulla.

Sembra che la città complotti alle mie spalle.

In un altro mondo

GlassStarlet -20:00
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Ho traslocato. Anche se non si direbbe. Non ritornate su quei giorni. Io basto e avanzo. Non è necessario. Passo e chiudo.


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